DA BRESCIADOMANI.NET DI MERCOLEDI 13 OTTOBRE 2010
DA BRESCIADOMANI.NET di Aurora Ragone
"FOTOINTERVISTA" ALL'ALTRO ROBERTO CAVALLI
È giovedì sera, ma la città è deserta dopo l’indigestione di folla della Notte Bianca ed è piacevole passeggiare per il centro assaporando un po’ di silenzio dopo il caos di una giornata di lavoro. CONTENGOSPAZIO è l’unica fonte di luce abbagliante di via Carlo Cattaneo e Roberto è lì, seduto sul tappeto, in mezzo alle opere d’arte, sue e di altri amici, che traffica con il portatile alle prese con le mie domande. Per chi non l’avesse capito, non stiamo parlando del celebre stilista fiorentino, ma di un giovane e quotato fotografo bresciano che, pur rimanendo profondamente legato alla sua terra, è arrivato ad esporre nella Grande Mela.
Ho visto che sul tuo sito non dici molto di te..Chi era Roberto Cavalli il giorno prima di diventare fotografo?
Prima di rimanere folgorato dalla fotografia avevo iniziato a dedicarmi alla scultura. Nel tempo libero mi divertivo a “rubacchiare” i pezzi dalla ferramenta di famiglia per restituire loro l’anima. Poi, un giorno, senza nessun preavviso, brugole e bulloni smisero di parlarmi e la saldatrice di funzionare. Dopo anni la mia creatività mi stava pugnalando alle spalle ed io iniziavo a domandarmi se quella fosse la strada giusta da seguire. A questa situazione difficile si univano la stanchezza del lavoro in negozio e qualche problema legato agli affetti. La tensione di quel periodo provocò in me quel caos che avrebbe generato una stella (per dirla alla Nietzshe), ma solo dopo un lungo periodo di tormento.
Il giorno prima di prendere in mano la macchina fotografica, però, ero tornato ad essere una persona entusiasta ed innamorata della vita perché sapevo di aver aperto la porta giusta. Finalmente avevo ritrovato me stesso ed il modo migliore per comunicare agli altri la mia visione del mondo e tutte le mie ansie. La scoperta di una nuova arte non ha fatto altro che protrarre nel tempo l’entusiasmo che da allora (compresi gli anni da scultore, ne sono passati venti) non mi ha ancora abbandonato.
Hai lo stesso nome di un celebre stilista italiano: quest’omonimia ti ha mai creato problemi?
Beh, direi che dover dire di no alle tante modelle che mi sommergono con i loro curriculum costituisce il momento più difficile della mia giornata (e ridacchia sotto i baffi, con l’occhio furbetto di un bambino dispettoso).
Scherzi a parte, io non mi interesso molto di moda, ma girando il mondo ho dovuto riconoscere che l’altro Cavalli è davvero conosciuto ed ammirato in ogni angolo del pianeta!..Alle frontiere e negli aeroporti il mio nome viene spesso associato a quello dello stilista, ma non ne ho ancora approfittato per attendere la partenza del mio volo in una vip lounge aeroportuale!
Ogni volta che mi viene chiesto se sono “quel” Roberto Cavalli, cerco di non pensare che abbiamo due conti in banca molto diversi e mi concentro sul fatto che la sua notorietà giochi a favore dell’arte italiana e del nostro modo di essere creatori originali di bellezza ed eleganza.
Sei di Brescia, ma i tuoi scatti urbani sembrano non ricordarlo, come mai? Che rapporto hai con la città?
Io sono di paese (vive a Leno da quando è nato) e a Brescia sono arrivato da poco con un grande sogno, quello di fare della mia arte un lavoro.
Essendo “paesano” sono molto affascinato dalle metropoli e quindi cerco di raggiungerle e viverle ogni volta che posso. Ho scoperto di esser innamorato dei grandi centri urbani quando è nato il primo progetto fotografico, costruito in una città e che parla della città. E da lì non ne sono più uscito.
CONTENGOSPAZIO: quando è nata l’idea di aprirlo e come hai scelto la zona della città ideale per promuovere la tua arte?
L’idea di avere uno spazio tutto mio mi frullava in testa da parecchio, ma ad un certo punto la necessità mi ha fatto capire che questo “contenitore” era da aprire, da far esplodere..Per me è un sogno che si realizza!
Lavorando con dei galleristi, mi sono reso conto che c’erano dei limiti forti per la mia produzione artistica; d’altronde se si è in venti con un gallerista è ovvio che lo spazio che si ha a disposizione sia diviso per venti e quindi pochissimo, naturale! Cosi, ad un certo punto della mia vita (tipo 6 mesi fa), ho deciso che era necessario avere uno spazio tutto mio, un atelier dove poter dare maggiore visibilità ai miei lavori e per fare davvero sul serio..Cosi mi sono fatto un giro per la città e ho “scoperto” via Cattaneo, nel centro storico, una strada molto trafficata da gente di ogni tipo..E lì ho scelto di rimanere.
Eventi musicali & Co.: come promuovi e fai conoscere il tuo lavoro ed il tuo Spazio?
Per prima cosa aprendo al pubblico tutte le volte che posso. Io lavoro di giorno e quindi CONTENGOSPAZIO lo apro un paio di sere la settimana, il giovedì e il venerdì e ogni seconda domenica del mese..Mi dico sempre che, se ho tempo di esserci io, forse anche le altre persone riusciranno a farsi un giro!
A volte organizzo anche aperture straordinarie, con mostre e mini-concerti di amici musicisti (ha la fortuna di averne di famosi!), in occasione di eventi come la Notte Bianca e la Giornata del Contemporaneo.
Ovviamente non può mancare internet..Ho un website del “contenitore” sempre aggiornato: www.contengospazio.com e un altro sito dove c’è tutta la mia vita: www.anewstart.info.
Da pochissimo Sara, una amica e collaboratrice, ha aperto una pagina su facebook, dove gli eventi vengono aggiunti in tempo reale (basta cercare “Contengospazio”).
Dai tuoi scatti sembra che tu abbia una predilezione particolare per la musica..Cosa si nasconde dietro alle foto di un concerto?
Di certo la passione!..E non solo per la musica, ma più in generale per l’idea che ne scaturisce successivamente, piena, piena, piena di eleganza e di bellezza (questi due elemeti sono imprescindibili per il lavoro di Roberto). Inoltre, è anche un buon allenamento fotografico, perché di norma far scatti ad un concerto, o per qualche musicista in uno studio o altrove, è sempre operazione MOLTO difficile; vuoi perché ci si trova in situazioni prive di luce, vuoi perché devi combattere con security varie..Insomma, sono ambientazioni complicate, ma comunque stimolanti e ottime per fare nuove conoscenze lavorative e capirne di più della tecnica fotografica..
Fotografia & nuove tecnologie: qualcuno le avversa e qualcuno le vede come l’opportunità di diventare artista..Tu cosa ne pensi?
Per me c’è molta differenza tra l’essere fotografo e l’essere artista.
Io mi definisco più ARTISTA che fotografo, perché sono sempre alla ricerca, ma non solo delle immagini migliori..Per me è fondamentale inserire i miei scatti in progetti importanti, inoltre, spesso scelgo di utilizzare supporti particolari, formati diversi..Insomma, tento di avere un approccio artistico ed artigianale al mio lavoro e non puramente fotografico. Oggi in molto son capaci a far fotografia, basta fare clic e il gioco è fatto..Ma la vera arte è un’altra cosa!
La tecnologia aiuta, certamente, ma occhio attento e cuore aperto non verranno mai sostituiti..Programmi per ritocchi o un’attrezzatura super tecnologica resteranno sempre degli accessori!
Come rielabori i tuoi scatti fotografici e cosa sta dietro al tuo lavoro?
Sono oltre dieci anni che inseguo la fotografia, che percorro la mia strada, dapprima usando la pellicola e la tecnica ad inversione da dia a negativo e oggi con il digitale.
Non è cambiato quasi nulla con il passaggio dalla pellicola al digitale. Forse solo il metodo di lavoro è diverso; i tempi per lavorare agli scatti son cambiati, ma il criterio è rimasto sempre lo stesso.
Dietro il mio lavoro c’è sicuramente una sfrenata voglia di eleganza e bellezza (elementi troppo trascurati in una società dove è il trash ad avere la meglio) e una testolina che sa quel che vuole.
Sicuramente il desiderio di trovare una mia originalità è sempre costante in quello che faccio e l’approccio al lavoro tiene molto in considerazione questo aspetto.
Poi, dall’idea alla pratica c’è un mare di mezzo, mille difficoltà ed imprevisti che fanno parte di questo mio modo di lavorare che potremmo definire “in diretta”.
Artista e “mecenate” per altri talenti…Come scegli gli altri artisti da promuovere nella tua galleria?
In realtà io non ho una galleria e non mi definirei un mecenate..Artista quello sì, ma gallerista assolutamente no! Ho aperto CONTENGOSPAZIO per mostrare a tutti il mio lavoro, punto.
Ho approfittato della situazione legata alla Notte Bianca e alla Giornata del Contemporaneo per costruire un evento con amici e collaboratori (per divertirci insieme, ma anche per avere un po’ di visibilità in più).
I musicisti li ho trovati facilmente, sono amici con i quali collaboro, ci si scambia i favori (io ti faccio due foto, tu ci metti due note..), mentre gli artisti legati alle arti visive e alle istallazioni li ho scelti sia per amicizia che per via di lavori o mostre che avevo già visto in giro e che mi avevano colpito.
Ambrogio Roncadori lavora con materiali terreni, si definisce un “dilettante di natura” ed è bravissimo, Stefano Bombardieri, oltre ad essere un caro amico è anche uno strepitoso artista ed ha collaborato intervenendo su un mio lavoro..Un po’ come fece Keith Haring sui lavori di Andy Warhol (aggiunge con un certo orgoglio). Elena Monzo l’ho scoperta in una fantastica esposizione a Milano e me ne sono innamorato subito, mentre Andreolett & Tambuss, con la loro valigia piena di lavori eccezionali, mi hanno colpito per la spontaneità ed il loro modo tutto artigianale di lavorare. Tutti quanti davvero bravi, una grande FAMIGLIA BARTLEBOOM (citazione da Oceano Mare di Alessandro Baricco, evidentemente uno dei suoi scrittori preferiti e che credo ne incontri l’animo, di una sensibilità e di una gentilezza che lasciano senza parole).
Il viaggio: come influenza la tua arte?
Senza i miei viaggi non ci sarebbe nulla, sarebbe come avere una torcia in mano privata delle sue batterie.
Durante le mie peregrinazioni lascio che le cose mi vengano incontro e io faccio il resto.
Brescia e provincia: come influenzano la tua arte?
Nessuna influenza, sto benissimo, grazie! (mi dice ridendo con lo sguardo luminoso di chi fa davvero ciò che ama..Poi inizia a raccontarmi la storia di alcune delle sue creazioni esposte nell’atelier).
Aurora Ragone